56) Piaget. Funzioni invarianti e strutture variabili dello
sviluppo mentale.
Jean Piaget (1896-1980) in una delle opere divulgative pi
conosciute (Lo sviluppo mentale del bambino, 1964) espone con
chiarezza la sua teoria sullo sviluppo mentale e delinea le
principali fasi dell'evoluzione dell'intelligenza, ognuna delle
quali costituisce un diversa e specifica modalit di conoscere e
di agire da parte del bambino. Nelle pagine iniziali qui riportate
vengono definiti i concetti fondamentali che Piaget utilizza per
la sua spiegazione unitaria dello sviluppo, che sottolinea la
continuit esistente fra la vita biologica e la vita mentale:
nello scambio fra l'organismo e l'ambiente  sempre la ricerca
dell'equilibrio che spiega lo sviluppo (pi statico quello
raggiunto dalla crescita organica, pi mobile quello a cui tende
l'intelligenza) e si ritrovano sempre gli stessi meccanismi di
funzionamento (funzioni invarianti) in base ai quali il soggetto
riadatta la propria condotta, ristrutturando i propri schemi in
funzione di un cambiamento nell'ambiente che ha provocato uno
squilibrio (un bisogno, un problema). L'equilibrio (o adattamento)
 infatti il risultato dei due processi complementari dell'
assimilazione e dell' accomodamento. Attraverso questa dinamica si
producono forme o stadi successivi di equilibrio sempre pi
avanzate (le strutture variabili). Questo costruttivismo di
Piaget sottolinea il ruolo fondamentale delle continue interazioni
fra il soggetto e l'ambiente nella costruzione dell'intelligenza e
allo stesso tempo individua come principali fattori che spiegano
l'evolversi delle strutture processi spontanei e naturali dovuti a
necessit interne di equilibrazione (vedi anche lettura 57).
J. Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino.
Lo sviluppo psichico, che comincia con la nascita e termina con
l'et adulta,  paragonabile alla crescita organica: come
quest'ultima, consiste essenzialmente in un cammino verso
l'equilibrio. Infatti, cos come il corpo  in evoluzione sino ad
un livello relativamente stabile, caratterizzato dal compimento
della crescita e la maturit degli organi, analogamente possiamo
concepire la vita mentale come evolventesi in direzione di una
forma di equilibrio finale rappresentata dalla mente adulta. Lo
sviluppo  quindi, in un certo senso, un progressivo equilibrarsi,
un passaggio continuo da uno stato di minor equilibrio ad uno di
equilibrio superiore: per quanto riguarda l'intelligenza,  facile
contrapporre l'instabilit e l'incoerenza relative delle idee
infantili alla sistematizzazione della ragione adulta; nella sfera
della vita affettiva, si  spesso notato come l'equilibrio dei
sentimenti si accresca con l'et; i rapporti sociali infine
obbediscono alla stessa legge di stabilizzazione graduale.
Dobbiamo tuttavia sottolineare sin dall'inizio una differenza
essenziale fra la vita del corpo e quella della psiche, se
vogliamo rispettare il dinamismo inerente alla realt psichica: la
forma finale di equilibrio raggiunta dalla crescita organica  pi
statica di quella verso cui tende lo sviluppo mentale, e
soprattutto pi instabile, tanto che, non appena si compie
l'evoluzione ascendente, ha automaticamente inizio un'evoluzione
regressiva che porta alla vecchiaia. Esistono alcune funzioni
psichiche, strettamente dipendenti dallo stato degli organi, che
seguono una curva analoga: l'acutezza visiva, ad esempio,
raggiunge un punto massimo verso la fine dell'infanzia, per
diminuire in seguito, e molte relazioni percettive sono rette
dalla stessa legge. Le funzioni superiori dell'intelligenza e
dell'affettivit tendono al contrario verso un equilibrio
mobile, tanto pi stabile, quanto pi  mobile, di modo che, per
le menti sane, la fine della crescita non segna affatto l'inizio
della decadenza, bens apre la via ad un progresso spirituale che
nulla ha di contraddittorio con l'equilibrio interno.
E' in termini di equilibrio, quindi, che cercheremo di descrivere
l'evoluzione del bambino e dell'adolescente. Da questo punto di
vista lo sviluppo mentale  una costruzione continua, paragonabile
a quella di un vasto edificio che ad ogni aggiunta divenga pi
solido, o piuttosto alla messa a punto di un delicato meccanismo,
le cui fasi graduali di montaggio portino ad un'elasticit e
mobilit degli elementi tanto maggiore, quanto pi stabile divenga
il loro equilibrio. A questo punto, dobbiamo per introdurre
un'importante distinzione fra due aspetti complementari di questo
processo di costituzione dell'equilibrio:  opportuno scindere sin
dall'inizio le strutture variabili, che definiscono le forme o
stati successivi dell'equilibrio, ed un certo funzionamento
costante, che permette il passaggio da uno stato qualsiasi al
livello successivo.
Effettivamente, quando si paragona il fanciullo all'adulto si 
talvolta colpiti dall'identit delle reazioni - si parla allora di
piccola personalit, per dire che il bambino sa bene quello che
desidera ed agisce, come noi, in funzione d'interessi precisi;
talvolta si scopre invece una quantit di differenze - nel gioco,
per esempio, o nel modo di ragionare, e si dice allora che il
bambino non  un piccolo adulto. Volta a volta, le due
impressioni sono esatte: da un punto di vista funzionale, cio
considerando i moventi della condotta e del pensiero, esistono
funzionamenti costanti, comuni a tutte le et: ad ogni livello
l'azione suppone sempre un interesse che la provochi, si tratti di
un bisogno fisiologico, affettivo o intellettuale (in quest'ultimo
caso il bisogno si presenta sotto forma di un interrogativo o
problema); ad ogni livello, l'intelligenza cerca di comprendere o
di spiegare, eccetera eccetera Ma se le funzioni dell'interesse
della spiegazione eccetera sono dunque comuni a tutti gli stadi,
cio invarianti in quanto funzioni,  altrettanto vero che gli
interessi (contrapposti all'interesse) variano
considerevolmente da un livello mentale all'altro, e le
spiegazioni particolari (contrapposte alla funzioni dello
spiegare) sono forme molto diverse a seconda del grado di sviluppo
intellettuale. Accanto alle funzioni costanti si devono quindi
distinguere le strutture variabili: ed  precisamente l'analisi di
queste strutture progressive, o forme successive, di equilibrio,
che permette di determinare le differenze od opposizioni da un
livello all'altro della condotta, dai comportamenti elementari del
neonato sino all'adolescenza.
Le strutture variabili saranno dunque le forme di organizzazione
dell'attivit mentale, considerata nel suo duplice aspetto motorio
e intellettuale da un lato, e affettivo dall'altro, e nelle sue
dimensioni individuale e sociale (interindividuale). Per maggiore
chiarezza distingueremo sei stadi o periodi di sviluppo che
indicano l'apparizione di queste strutture costruite in
successione: 1) Lo stadio dei riflessi o meccanismi ereditari,
delle prime tendenze istintive (alimentari) e delle prime
emozioni. 2) Lo stadio delle prime abitudini motorie e delle prime
percezioni organizzate, cos come dei primi sentimenti
differenziati. 3) Lo stadio dell'intelligenza sensomotoria o
pratica (anteriore al linguaggio), delle organizzazioni affettive
elementari e delle prime fissazioni esterne dell'affettivit.
Questi tre primi stadi costituiscono insieme il periodo della
prima infanzia (sino a circa un anno e mezzo-due anni, cio prima
degli sviluppi del linguaggio e del pensiero propriamente detto).
4) Lo stadio dell'intelligenza intuitiva, dei sentimenti
interindividuali spontanei, e dei rapporti sociali di
subordinazione all'adulto (dai due ai sette anni), o seconda fase
dell'infanzia propriamente detta). 5) Lo stadio delle operazioni
intellettuali concrete (inizio della logica) e dei sentimenti
morali e sociali di cooperazione (dai sette agli undici-dodici
anni). 6) Lo stadio delle operazioni intellettuali astratte, della
formazione della personalit e dell'inserimento affettivo ed
intellettuale nel mondo degli adulti (adolescenti).
Ognuno di questi stadi  caratterizzato dunque dall'apparizione di
strutture originali, la cui costruzione lo distingue dagli stadi
anteriori. I caratteri essenziali di queste successive costruzioni
persistono nel corso degli stadi anteriori, come sottostrutture
sulle quali vengono edificandosi i nuovi caratteri: ne consegue
che nell'adulto ogni stadio precedente corrisponde ad un livello
pi o meno elementare o elevato della gerarchia delle condotte. Ma
ad ogni stadio corrispondono anche caratteri contingenti e
secondari, che vengono modificati dallo sviluppo ulteriore in
funzione dei bisogni di una migliore organizzazione. Ogni stadio
costituisce dunque, attraverso le strutture che lo definiscono,
una forma specifica di equilibrio, e l'evoluzione mentale si
realizza nella direzione di un equilibrarsi sempre pi avanzato.
Possiamo allora definire quali sono i meccanismi funzionali comuni
ad ogni stadio. In modo del tutto generale possiamo dire (non solo
confrontando ogni stadio al successivo, ma ogni condotta
all'interno di un qualsiasi stadio alla condotta successiva) che
ogni azione - cio ogni movimento, ogni pensiero od ogni
sentimento - risponde ad un bisogno. Il bambino, come l'adulto,
non esegue alcuna azione, esterna o anche totalmente interiore, se
non  spinto da un movente, e tale movente si presenta sempre
sotto forma di un bisogno (un bisogno elementare, un interesse, un
interrogativo, eccetera). Ma, come ha ben dimostrato Claparde, un
bisogno  sempre la manifestazione di uno squilibrio: si ha
bisogno quando qualche cosa al di fuori di noi o dentro di noi,
nella nostra struttura fisica o mentale, si  modificato, e quando
si tratta di riadattare la condotta in funzione di questo
cambiamento. La fame o la stanchezza, per esempio, determineranno
la ricerca del nutrimento o del riposo; l'incontro con un oggetto
esterno provocher il bisogno di giocare, la sua utilizzazione a
fini pratici o susciter un interrogativo, un problema teorico;
una parola altrui ecciter il bisogno di imitare, di simpatizzare,
oppure susciter la riserva o l'opposizione, poich entra in
conflitto con una nostra qualsiasi tendenza. Inversamente,
l'azione si conclude quando si fa soddisfazione dei bisogni, cio
quando si  ristabilito l'equilibrio tra il fatto nuovo che ha
provocato il bisogno, e la nostra organizzazione mentale quale si
presentava anteriormente ad esso. Mangiare o dormire, giocare o
raggiungere i propri scopi, rispondere ad un interrogativo o
risolvere un problema, riuscire in una buona imitazione, stabilire
un legame affettivo, mantenere il proprio punto di vista, sono
altrettante soddisfazioni che, negli esempi precedenti, porranno
termine alla condotta specifica suscitata dal bisogno. Si potrebbe
cos dire che ad ogni istante l'azione viene squilibrata dalle
trasformazioni che si manifestano nel mondo, esterno od interno, e
ogni nuova condotta consiste non soltanto nel ristabilire
l'equilibrio, ma anche nel tendere verso un equilibrio pi stabile
di quello dello stato anteriore a questa perturbazione.
L'azione umana consiste appunto in questo continuo e perpetuo
meccanismo di riadattamento o riequilibrio, e proprio per tale
ragione nelle prime fasi di costruzione le strutture mentali
successive, determinate dallo sviluppo, possono venir considerate
come altrettante forme di equilibrio, ognuna delle quali  un
progresso rispetto alle precedenti. Occorre per comprendere anche
che questo meccanismo funzionale, per quanto generale sia, non
spiega il contenuto o la struttura dei diversi bisogni, poich
ognuno di essi  relativo all'organizzazione del livello
considerato; la vista di uno stesso oggetto, per esempio,
provocher domande molto diverse in un bambino piccolo, ancora
incapace di classificazione, e in un grande, con idee pi ampie e
sistematiche. Gli interessi di un bambino dipendono quindi in ogni
momento dall'insieme delle nozioni acquisite e delle disposizioni
affettive, in quanto tendono a completarle nella direzione di un
migliore equilibrio.
Prima di esaminare in modo particolareggiato lo sviluppo, occorre
precisare la forma generale dei bisogni e degli interessi comuni a
tutte le et. Possiamo dire, a questo proposito, che ogni bisogno
tende 1) ad incorporare le cose e le persone all'attivit propria
del soggetto, quindi ad assimilare il mondo esterno alle
strutture gi costruite, e 2) a riadattare queste in funzione
della trasformazioni subite, quindi accomodarle agli oggetti
esterni. Da questo punto di vista, tutta la vita mentale, come del
resto la stessa vita organica, tende ad assimilare
progressivamente l'ambiente circostante, realizzando questa
incorporazione per mezzo di strutture, o organi psichici, il cui
raggio d'azione diviene sempre pi ampio: la percezione e i
movimenti elementari (prensione, eccetera) permettono dapprima il
possesso degli oggetti vicini e nel loro stato presente, pi tardi
la memoria e l'intelligenza pratica permettono sia di ricostituire
il loro stato immediatamente anteriore, sia di anticipare le loro
trasformazioni imminenti; il pensiero intuitivo rafforza poi
questi due poteri; l'intelligenza logica, prima nella forma delle
operazioni concrete, poi della deduzione astratta, compie
quest'evoluzione, rendendo il soggetto padrone degli avvenimenti
pi lontani nello spazio e nel tempo. In ognuno di questi livelli
la mente assolve quindi alla medesima funzione, che  quella
d'incorporare a s l'universo, ma la struttura di tale
assimilazione varia, variano cio le forme successive di
incorporazione, dalla percezione e dal movimento sino alle
operazioni superiori.
Cos, assimilando gli oggetti, l'azione ed il pensiero sono
costretti ad aggiustarsi ad essi, cio a ridimensionarsi in
seguito ad ogni variazione esterna. Possiamo chiamare
adattamento l'equilibrio di assimilazioni ed accomodamenti;
questa  la forma generale dell'equilibrio psichico; lo sviluppo
mentale consisterebbe quindi nella sua progressiva organizzazione,
in un adattamento sempre pi preciso alla realt. Studieremo ora
concretamente le tappe di questo adattamento.
 (J. Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, Einaudi, Torino,
1967).
